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Attualita

 

Attualita

Il Principato di Monaco è uno dei 193 Stati membri dell’ONU.

La politica estera del Principato è largamente ispirata alle strette e articolate relazioni con la Francia, regolate da specifici accordi, che concernono le questioni politico-amministrative e le relazioni economico-finanziarie. Nel 2002, il negoziato per l’adesione del Principato al Consiglio d’Europa ha richiesto anche una revisione del “Trattato destinato ad adattare e confermare i rapporti di amicizia e di cooperazione tra i due Paesi”, in sostituzione delle intese del 1918. La revisione è intervenuta dopo una fase di crisi nelle relazioni con Parigi, che richiedeva soprattutto una maggior trasparenza nelle attività finanziarie.

Monaco è connessa alla Francia per i controlli di confine e di dogana, come stabilisce la Convenzione franco-monegasca di buon vicinato del 1963. Sebbene tecnicamente lo Stato non sia membro dell’Accordo di Schengen, quest’ultimo viene ad esso applicato come parte del territorio francese; mentre sono le Autorità francesi ad effettuare i controlli di accesso nei porti monegaschi. Anche la difesa della Nazione è affidata alla Francia, non disponendo Monaco di Forze armate.

Il Principato è generalmente allineato sulle posizioni dell’Unione Europea e l’acquis comunitario costituisce il suo principale riferimento legislativo.  Il Principe Alberto II manifesta attenzione ad ampliare l’orizzonte delle relazioni internazionali, con una specifica propensione verso le aree a più rapido sviluppo, ai poli tecnologici e alla tutela dell’ambiente.

Il negoziato d’adesione al Consiglio d’Europa, chiusosi nel 2004, ha richiesto d’altra parte modifiche normative interne e il recepimento dei princìpi generali fondanti dell’Organizzazione, favorendo un approccio innovativo alla gestione della macchina amministrativa.

In materia fiscale, dopo l’introduzione nell’aprile 2005 della normativa UE in materia di fiscalità e redditi da interesse sui depositi nei Paesi membri, a gennaio 2009 è intervenuta la decisione di adeguarsi ai parametri OCSE. Le linee guida del Principe Alberto II mirano in effetti all’attivazione di una politica di maggiore trasparenza nel settore economico e finanziario per adeguarsi alla normativa comunitaria e cogliere ogni opportunità di cancellare l’immagine di “paradiso fiscale”, mantenendo i caratteri dell’attrattività, della riservatezza e della bassissima fiscalità.

L’azione internazionale del Principato si concentra sui Paesi del Mediterraneo, sul settore della cooperazione allo sviluppo con progetti prioritari in Africa, sulle politiche a tutela dell’ambiente, degli oceani e delle specie protette e infine sugli eventi legati allo sport internazionale (il Principe Alberto II è fra l’altro membro del Comitato Internazionale Olimpico). Monaco è inoltre sede di numerosi eventi internazionali sui temi globali.


Un'attenzione  credcente è rivota dal Principato agli Organismi internazionali, in particolare a quelli intergovernativi di cooperazione scientifica e tecnologica e alle Agenzie specializzate delle Nazioni Unite.

Relazioni con l’Unione Europea

Il 18 marzo 2015 si sono aperti ufficialmente i negoziati fra l’UE e i “microstati” Andorra, San Marino e Monaco, per la conclusione di uno o più accordi di Associazione con la UE. Questa tappa è frutto di un lungo percorso iniziato con il Trattato di Lisbona, che invitava l’Unione Europea a rinforzare i legami con i Paesi terzi.
L’avvio del negoziato per uno o più Accordi di Associazione con la UE era stato votato il 16 dicembre 2014 dal Consiglio dell’Unione Europea, durante il semestre di Presidenza italiana.

L’Accordo di Associazione tra l’UE ed i tre Microstati si fonda su di un’intesa dall’architettura complessa, essendo coinvolte quattro parti contraenti; esso garantirebbe l’accesso privilegiato al Mercato Unico Europeo dei tre Microstati, i quali godrebbero di una posizione più favorevole rispetto a quella di qualunque Paese terzo (esclusi i Paesi appartenenti allo SEE).

Soltanto con il procedere del negoziato si scioglierà peraltro la riserva se procedere con un unico Accordo di Associazione prevedendo, se del caso, specifici Protocolli attuativi per di ciascuno dei tre Paesi, onde tener conto delle rispettive specificità (opzione preferita dalla COmmissione UE); ovvero con tre Accordi distinti, al fine di poter meglio tutelare le proprie peculiarità (pzoine che sembra preferita dai tre Stati).

 


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