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I rapporti bilaterali

 

I rapporti bilaterali

Italia e Monaco intrattengono relazioni diplomatiche dal 1947. Nel 2006 l’Italia, come la Francia, ha elevato ad Ambasciata il proprio Consolato Generale nel Principato. Nuovo impulso ai rapporti bilaterali è stato impresso dalla creazione di una Commissione Mista, a carattere plurisettoriale, riunitasi finora due volte, a Monaco (10 febbraio 2009) ed a Roma (8 novembre 2012).
Negli anni più recenti si è registrato un notevole rafforzamento dei rapporti bilaterali. E la rispettata collettività italiana del Principato di Monaco, forte di oltre 8.000 membri, registra una progressiva tendenza alla crescita ed è la terza comunità resdiente. Il Principato, nonostante le sue ridotte dimensioni, costituisce poi un’importante vetrina per gli operatori economici italiani, anche grazie alla vicinanza geografica e agli stretti rapporti storici e culturali esistenti tra i due Paesi. Di particolare rilievo è la stessa presenza a Monaco di imprese italiane; se ne contano circa 1600 che operano nei settori del lusso, dello shipping, della moda e dei servizi, che costituiscono il tessuto fondamentale dell’economia monegasca.
Sono ottimi i rapporti di cooperazione in campo multilaterale, dimostrati anche dal costante sostegno di Monaco alle candidature italiane nelle organizzazioni internazionali.
Sul piano giudiziario si sono intensificati i rapporti con le Procure italiane, in particolare per quanto riguarda le rogatorie; mentre la magistratura monegasca collabora attivamente al fine di contrastare le attività illecite, in particolar modo il traffico di droga e il riciclaggio del denaro.


Particolarmente importante, nel panorama dei rapporti bilaterali, è stata l’intesa raggiunta, dopo un lungo negoziato, sullo scambio di informazioni fiscali. Essa consta di due testi: l’Accordo vero e proprio, basato sul modello OCSE, in base al quale lo Stato destinatario della richiesta non può rifiutarsi di fornire collaborazione allo Stato richiedente; e un "Protocollo Aggiuntivo", disciplinante le cosiddette “richieste di gruppo”, relative a categorie di comportamenti che potrebbero far presumere l’intenzione di nascondere patrimoni o attività.
Il 2 marzo 2015 è stata firmata a Monaco una Dichiarazione congiunta in cui i due Paesi hanno confermato il reciproco impegno ad applicare, a partire dal 2018, lo scambio automatico di informazioni secondo gli standard globali OCSE, sulla base dei quali l’Italia ha incluso il Principato nelle “white list” degli Stati che consentono lo scambio di informazioni di natura fiscale.
Nella Gazzetta Ufficiale del 21 dicembre 2016 è stata pubblicata la legge n. 231 del 2016, di ratifica ed esecuzione dell’accordo tra l’Italia e il Principato di Monaco sullo scambio di informazioni in materia fiscale.
La legge di ratifica è entrata in vigore il 4 febbraio 2017. In particolare, l’accordo sullo scambio delle informazioni in materia fiscale, è basato sul modello OCSE di Tax Information Exchange Agreement (TIEA) e consente lo scambio di informazioni su richiesta.
Lo Stato a cui sono indirizzate le informazioni non può rifiutarsi di collaborare per mancanza di interesse ai propri fini fiscali. In virtù del Protocollo aggiuntivo in materia di richieste di gruppo, è inoltre possibile presentare richieste su categorie di comportamenti che lascino presumere l’intenzione dei contribuenti di nascondere al fisco italiano patrimoni/attività detenute irregolarmente nel Principato.

In costante crescita, infine, è il numero di lavoratori frontalieri italiani, essenziali per l’economia del Principato di Monaco, che ogni giorno raggiungono Monaco per svolgere le loro professioni, prevalentemente nei settori turistico, commerciale, industriale e artigianale, dell’edilizia e dei servizi. Secondo gli ultimi dati diffusi nell’aprile 2019 dal “Département pour les Affaires Sociales et la Santé” i lavoratori italiani nel Principato di Monaco sono 7.816, di cui 4.222 transfrontalieri, quasi 1.400 residenti nel Principato, circa 900 nei comuni limitrofi francesi e più di 1.000 negli altri comuni francesi. Giova ricordare che l’imposizione fiscale sui redditi dei lavoratori dipendenti italiani nel Principato di Monaco (ma anche in Francia) è disciplinata dalla legislazione italiana, contrariamente alla direttiva dell’UE, secondo la quale i redditi prodotti all’estero devono essere tassati nel Paese di accoglienza. Nel maggio 2011 è stata raggiunta una soluzione all’annosa questione della assistenza sanitaria dei lavoratori frontalieri, sulla base di una più estesa interpretazione dell’art. 10 della Convenzione bilaterale sulla sicurezza sociale del 1982: ai lavoratori frontalieri italiani è ora consentito di poter beneficiare delle strutture sanitarie monegasche, oltre che in caso d’urgenza, anche per esami e visite a livello specialistico.


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